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B MARCO o BEZ? SIMPLY THE BEZ!"Simply the Bez" rappresenta il fatto che sono semplicemente me stesso, senza maschere o atteggiamenti forzati. Metto passione e autenticità in tutto ciò che faccio, sia in pista che nella vita di tutti i giorni.
E Il mio percorso: dal 12 a 72Ho iniziato a correre con il numero 12, la mia data di nascita (12 novembre). Un numero a cui sono molto affezionato e che ho tatuato sulla mano. Quando ho iniziato a correre nel Motomondiale il 12 era già occupato, così ho scelto il 72, a cui oggi sono altrettanto legato perchè ha segnato l'evoluzione del mio percorso.
Z VR46 ACADEMYEssere parte della VR46 Academy è un vero privilegio. Qui sono cresciuto come pilota e come persona, circondato da chi condivide la mia stessa passione. Insieme, abbiamo sempre mantenuto viva l'autenticità e lo spirito di squadra che ci rendono unici.
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Arrivavo ad Aragon sapendo che sarebbe stata una pista ostica. L’anno scorso qui avevamo faticato tantissimo, e non avevo motivo di aspettarmi qualcosa di diverso. Invece no — ho lavorato bene insieme a tutti i miei ragazzi e siamo stati veloci fin dal venerdì. Pole position con record della pista, doppio podio in Sprint e gara. Un weekend che non mi aspettavo così.
Detto questo — il ginocchio continua a darmi fastidio, più della spalla in questo momento. È una bella bega, ma ci convivo.
Sabato pole e Sprint. Alla prima curva ho frenato un po’ troppo presto, errore mio, e Marc era pronto a cogliere l’attimo — lo è sempre. Mi sono ritrovato all’esterno, con Alex che ne ha approfittato per inserirsi. Ho perso due posizioni in un secondo. Terzo. Sulla gomma: ero convinto della soft, aveva lavorato bene tutto il giorno, e non sono sicuro che la media avrebbe cambiato il risultato — anzi.
Domenica partenza dalla pole. Anche stavolta Marc mi ha preso alla prima staccata, ma è rimasto con l’abbassatore ingaggiato e ho ripreso la testa. Ho guidato i primi sei giri, cercando di costruire qualcosa. Al cavatappi Marc mi ha attaccato — in uscita sembrava che avessi il vantaggio, ma ci siamo ritrovati affiancati sul rettilineo a oltre 300 all’ora. Onestamente volevo rendergli la vita un po’ più difficile, anche a Pedro. Ma ho perso entrambe le posizioni in un paio di secondi.
Sul rettilineo ci siamo avvicinati in modo strano — l’aerodinamica faceva cose bizzarre, mi venivo ad avvicinare a lui anche quando cercavo di spostarmi. Marc ha detto ai microfoni che in quei momenti non pensi a tua madre, non pensi al cane — pensi solo a chi frenerà più tardi. Ha ragione.
Terzo posto. Stesso risultato della Sprint, stesso podio. Marc ha fatto un weekend perfetto — complimenti a lui.
È stato un weekend importante perché ho guidato bene, mi sono divertito e mi sono reso conto che me la posso giocare sempre.
Tra pochi giorni c’è Misano. Casa, di nuovo.
Non vedo l’ora.
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Di solito i ringraziamenti si fanno alla fine. Questa volta li voglio fare subito.
Sono stati giorni difficili, molto difficili. Dopo la Germania ho dovuto fare due operazioni — la clavicola, che era una frattura complicata e la ripresa nei primi giorni è stata dura, e poi il ginocchio: quello che doveva essere una cosa semplice alla fine è stata più complessa, la ferita è stata riaperta e sistemata fino all’osso. Non è stato semplice, fisicamente e mentalmente.
Riuscire ad essere qui a Silverstone è stato possibile grazie a tante persone. Il prof. Porcellini e tutto il suo staff, il dottor Landi a Rimini per il ginocchio. Carlo, che non mi ha mai allenato così tanto e così intensamente. Vale, tutta l’Academy e Aprilia, che ci hanno creduto. E la mia famiglia, sempre. Grazie davvero a tutti — senza di voi non sarei stato in griglia.
Venerdì non vedevo l’ora di salire in moto. E forse si è visto — miglior tempo nelle pre-qualifiche, nuovo record della pista. Ma sapevo che il giro secco era una cosa, e che la gara sarebbe stata tutt’un’altra storia. Il fisico non era ancora al 100%, e infatti il sabato mattina in Q2 ho sofferto parecchio e non son riuscito a guidare come volevo.
La Sprint mi ha dato le risposte che cercavo. Buona partenza, buon ritmo, tantissima fatica dopo i primi giri ma alla fine un terzo posto che mi ha ripagato e mi ha anche emozionato.
Domenica mattina arrivo al nel warm up con fatica. La gara lunga è una incognita, so che il ritmo non sarà quello della sprint ma 20 giri a Silverstone non finiscono mai.
Parto bene, nei primi giri andavo forte, sentivo la moto, mi sentivo bene. Poi verso metà gara ho ceduto a Jorge, e ho iniziato a difendere il terzo posto da Alex Marquez. Gli ultimi giri sono stati una lotta vera — non avevo più forza, il dolore si faceva sentire, non ne avevo più. Ma non potevo mollare.
Non potevo mollare per tutto il lavoro che ha fatto la squadra. Per il mazzo che mi sono fatto quest’estate. Per tutte le persone che hanno sacrificato le loro vacanze per farmi tornare in pista.
Bandiera a scacchi. Terzo.
Sono contento, sono stanco. Non ce la faccio più. Però bello — ne è valsa la pena.
La volevo troppo, e quando vuoi troppo una cosa non molli. E fino alla fine non molleremo. Mai
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Arrivavo al Sachsenring ancora con qualche acciacco da Assen. Non ero al 100%, e lo sapevo. L’idea era semplice: step by step, valutare come stavo sessione dopo sessione, non forzare quello che non si poteva forzare.
Venerdì è andato meglio di quanto mi aspettassi. Settimo nelle pre-qualifiche, Q2 centrata — non era affatto scontato, considerando da dove arrivavo. Il passo gara sembrava buono, c’era qualcosa su cui costruire. Mi sono detto: ok, ci siamo.
Sabato nel Q2, secondo run, curva 7. Ho perso il posteriore a 140 all’ora. Highside, volo, ghiaia. Sono tornato ai box sul sellino di uno scooter e già sapevo che non andava.
Al centro medico la radiografia ha detto quello che temevo: frattura completa e scomposta della clavicola sinistra. Intervento necessario.
Sono rientrato in Italia il pomeriggio stesso e domenica mattina il dottor Giuseppe Porcellini e il suo staff mi hanno operato. Intervento riuscito, già a casa. Grazie a lui e a tutta la sua equipe — non è la prima volta che mi sistemano una frattura, due anni fa stessa storia, l’altra clavicola (ho fatto il bis, giusto per una questione di simmetria). Sono davvero dei gran professionisti, e averli al mio fianco in questi momenti vale tanto.
Tre settimane di pausa prima di Silverstone. Non è il modo in cui avrei voluto arrivarci, ma è quello che c’è. Adesso testa bassa, recupero, fisioterapia, e tutto quello che serve per tornare in moto nel miglior modo possibile.
Un mese e mezzo difficile — Ungheria, Brno, Assen, Germania. Quattro weekend da dimenticare, ciascuno per ragioni diverse. Fa male, non lo nego.
Ma una cosa la so con certezza.
È un momento duro. Ma noi siamo più duri.
Niente mi farà mollare.
A presto.
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Di cadute brutte ne ho fatte tante, probabilmente quella di domenica è stata una delle peggiori. Fortunatamente non ho riportato fratture, ma la botta è stata davvero violenta
Stavo attaccando Marc per la quarta posizione e sono entrato un po’ più forte di quanto la moto potesse reggere. Ho perso l’anteriore a quasi 200 all’ora. Da lì in poi non ho più controllato niente — solo ghiaia, ghiaia, ghiaia, e alla fine il muretto.
Sono rimasto fermo qualche secondo a riprendere fiato, seduto in mezzo ai commissari. Mi hanno aiutato a tirarmi su, sono riuscito a camminare verso l’ambulanza con le mie gambe — ed è già una sensazione di cui essere grato, dopo un volo così.
Al centro medico gli esami iniziali sono andati bene — niente di neurologico, braccia e gambe rispondevano. Però avevo un dolore forte al collo, e giustamente lo staff medico non ha voluto correre rischi: mi hanno trasferito all’ospedale di Groningen per accertamenti più approfonditi. TAC, lastre, tutto il protocollo. Ho passato il pomeriggio lì, ad aspettare i risultati con la stessa apprensione che immaginavo avevesse chi mi stava seguendo da casa.
Per fortuna nessuna frattura, nessuna lesione. Dimesso in serata.
La motivazione per far bene nel week end ad Assen era tanta. E in parte lo era stato — miglior tempo nelle libere del venerdì, prima fila in qualifica, una moto che girava bene sia sul giro secco che sul passo gara. Avevo le sensazioni giuste. Poi, come succede nelle gare, basta davvero poco per stravolgere tutto.
Perdo la testa della classifica, ma onestamente in questo momento la classifica è l’ultimo dei miei pensieri. Quello che conta è che sto bene, che potrò tornare in moto, e che l’Aprilia ha comunque chiuso con una tripletta sul podio. Una bella soddisfazione per tutta la squadra, anche in una domenica complicata per me.
Adesso testa al recupero, e poi si torna a lavorare. Un weekend duro chiude un mese durissimo. Ma si va avanti — sempre.
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