Arrivavo al Sachsenring ancora con qualche acciacco da Assen. Non ero al 100%, e lo sapevo. L’idea era semplice: step by step, valutare come stavo sessione dopo sessione, non forzare quello che non si poteva forzare.
Venerdì è andato meglio di quanto mi aspettassi. Settimo nelle pre-qualifiche, Q2 centrata — non era affatto scontato, considerando da dove arrivavo. Il passo gara sembrava buono, c’era qualcosa su cui costruire. Mi sono detto: ok, ci siamo.
Sabato nel Q2, secondo run, curva 7. Ho perso il posteriore a 140 all’ora. Highside, volo, ghiaia. Sono tornato ai box sul sellino di uno scooter e già sapevo che non andava.
Al centro medico la radiografia ha detto quello che temevo: frattura completa e scomposta della clavicola sinistra. Intervento necessario.
Sono rientrato in Italia il pomeriggio stesso e domenica mattina il dottor Giuseppe Porcellini e il suo staff mi hanno operato. Intervento riuscito, già a casa. Grazie a lui e a tutta la sua equipe — non è la prima volta che mi sistemano una frattura, due anni fa stessa storia, stessa clavicola. Sono davvero dei gran professionisti, e averli al mio fianco in questi momenti vale tanto.
Tre settimane di pausa prima di Silverstone. Non è il modo in cui avrei voluto arrivarci, ma è quello che c’è. Adesso testa bassa, recupero, fisioterapia, e tutto quello che serve per tornare in moto nel miglior modo possibile.
Un mese e mezzo difficile — Ungheria, Brno, Assen, Germania. Quattro weekend da dimenticare, ciascuno per ragioni diverse. Fa male, non lo nego.
Ma una cosa la so con certezza.
È un momento duro. Ma noi siamo più duri.
Niente mi farà mollare.
A presto.