Motegi mi piace. Ci torno sempre volentieri: il pubblico giapponese è qualcosa di unico, l’atmosfera è speciale e l’anno scorso qui avevamo fatto piuttosto bene.
E quest’anno i tifosi giapponesi mi hanno persino dedicato una tribuna. Una cosa davvero incredibile.
L’obiettivo era semplice: dare continuità al lavoro che stiamo portando avanti.
Venerdì siamo partiti bene. Sabato, invece, la Sprint è andata storta per una scelta che mi assumo: quella della gomma posteriore.
Avevamo un piano. Al mattino ero stato veloce con la media e abbiamo deciso di rischiare anche in gara. Non ha funzionato. Non sono mai riuscito a trovare il passo che volevo e ho chiuso sesto.
Non ci bastava. Non eravamo contenti.
Ma domenica avevamo un’altra possibilità.
Sono partito bene, avevo un buon ritmo e la gara stava andando nella direzione giusta. Poi, negli ultimi giri, è arrivato Enea. Imbestialito, come ho detto ai microfoni.
Girava fortissimo, metteva insieme giri veloci e continuava ad avvicinarsi. Io, però, nel finale sono riuscito a migliorare e a trovare qualcosa in più. Tenerlo dietro non è stato facile. È stata una bella lotta, fino all’ultimo. Ma alla fine sono riuscito a tenerlo dietro.
Terzo posto. Podio.
Ho dato tutto e credo di aver portato a casa il miglior risultato possibile. Un podio veramente sudato. E forse, proprio per questo, ancora più bello.
Ci tenevo tanto.
Ci tenevo per reagire dopo la Sprint, ma soprattutto ci tenevo perché volevo poter dedicare questo risultato alla persona che ho perso in questi giorni.
Sono felice di esserci riuscito. È stato il mio modo di essere vicino, nonostante fossi dall’altra parte del mondo.
Da quando sono rientrato dall’infortunio ho dovuto lavorare giorno dopo giorno per tornare al mio livello e continuare a migliorare. Jorge e Marc, in questo momento, hanno qualcosa in più. Non credo di essere meno esplosivo rispetto all’inizio dell’anno: semplicemente, anche loro hanno fatto dei passi avanti, sono diventati più veloci, e bisogna riconoscerlo.
Ora sta a me cercare di colmare quel distacco, stare più vicino a loro e farmi trovare pronto ogni volta che si presenta un’opportunità.
Il Mondiale è duro. Lo sappiamo.
Ma non ho nessuna intenzione di mollare.