Arrivavo ad Aragon sapendo che sarebbe stata una pista ostica. L’anno scorso qui avevamo faticato tantissimo, e non avevo motivo di aspettarmi qualcosa di diverso. Invece no — ho lavorato bene insieme a tutti i miei ragazzi e siamo stati veloci fin dal venerdì. Pole position con record della pista, doppio podio in Sprint e gara. Un weekend che non mi aspettavo così.
Detto questo — il ginocchio continua a darmi fastidio, più della spalla in questo momento. È una bella bega, ma ci convivo.
Sabato pole e Sprint. Alla prima curva ho frenato un po’ troppo presto, errore mio, e Marc era pronto a cogliere l’attimo — lo è sempre. Mi sono ritrovato all’esterno, con Alex che ne ha approfittato per inserirsi. Ho perso due posizioni in un secondo. Terzo. Sulla gomma: ero convinto della soft, aveva lavorato bene tutto il giorno, e non sono sicuro che la media avrebbe cambiato il risultato — anzi.
Domenica partenza dalla pole. Anche stavolta Marc mi ha preso alla prima staccata, ma è rimasto con l’abbassatore ingaggiato e ho ripreso la testa. Ho guidato i primi sei giri, cercando di costruire qualcosa. Al cavatappi Marc mi ha attaccato — in uscita sembrava che avessi il vantaggio, ma ci siamo ritrovati affiancati sul rettilineo a oltre 300 all’ora. Onestamente volevo rendergli la vita un po’ più difficile, anche a Pedro. Ma ho perso entrambe le posizioni in un paio di secondi.
Sul rettilineo ci siamo avvicinati in modo strano — l’aerodinamica faceva cose bizzarre, mi venivo ad avvicinare a lui anche quando cercavo di spostarmi. Marc ha detto ai microfoni che in quei momenti non pensi a tua madre, non pensi al cane — pensi solo a chi frenerà più tardi. Ha ragione.
Terzo posto. Stesso risultato della Sprint, stesso podio. Marc ha fatto un weekend perfetto — complimenti a lui.
È stato un weekend importante perché ho guidato bene, mi sono divertito e mi sono reso conto che me la posso giocare sempre.
Tra pochi giorni c’è Misano. Casa, di nuovo.
Non vedo l’ora.