Mandalika è una pista che mi piace. Mi sono sempre trovato bene qui, mi piace guidare su questo circuito e arrivavo in Indonesia con tanta voglia di continuare il lavoro fatto a Motegi.
Ma soprattutto avevo voglia di tornare a vincere.
Era da un po’ che ci provavo. Dopo l’infortunio al Sachsenring non è stato un periodo semplice. Abbiamo continuato a lavorare, a cercare di migliorare, senza mai mollare. Però quando sai di poter stare davanti e non riesci a portare a casa quello che vorresti, un po’ ti rode.
Venerdì siamo partiti forte. Primo nelle FP1, secondo nelle Practice, con un buon passo e una moto che mi permetteva di spingere. Mi sentivo bene, anche se c’erano ancora alcune cose da sistemare.
Sabato abbiamo confermato di essere competitivi, conquistando la seconda posizione in griglia.
Poi è arrivata la Sprint.
E lì è finita praticamente prima di cominciare.
Alla prima curva c’è stato un contatto con Raúl Fernández e siamo finiti entrambi fuori. Un episodio di gara, di quelli che possono succedere quando si parte tutti vicini e in pochi metri bisogna prendere tante decisioni.
Dispiace. Tanto.
Perché avevamo lavorato bene, eravamo veloci e c’erano tutte le condizioni per fare una bella gara.
Con Raúl ci siamo parlati, ci siamo chiariti e ci siamo scusati a vicenda per quello che pensavamo di aver sbagliato. Per me la cosa importante è che ci sia sempre rispetto.
Non ero contento, ovviamente. Ma non volevo buttare via tutto il lavoro fatto fino a quel momento.
Domenica avevamo un’altra possibilità.
Sono partito con la voglia di riscattarmi, ma anche con la consapevolezza di avere una moto competitiva. La gara non è stata semplice. Raúl davanti andava fortissimo e per buona parte della corsa ha tenuto un ritmo davvero alto.
Ho cercato di restare tranquillo, di guidare bene e di non commettere errori.
Poi, giro dopo giro, sono riuscito ad avvicinarmi. A nove giri dalla fine sono passato davanti.
Da lì ho continuato a spingere fino al traguardo.
Primo posto.
Finalmente.
Era dal Mugello che non vincevo e tornare sul gradino più alto del podio, dopo tutto quello che abbiamo passato negli ultimi mesi, è stata una soddisfazione enorme.
Questa vittoria ci voleva.
Ci voleva per me, ma soprattutto per tutti i ragazzi della squadra. Perché loro non hanno mai smesso di lavorare, neanche nei momenti più complicati. Mi hanno sempre dato una grande forza e io cerco ogni volta di restituire almeno una parte di quello che fanno per me.
E poi è stata una domenica incredibile per Aprilia.
Quattro RS-GP nelle prime quattro posizioni. Io primo, Raúl secondo, Jorge terzo e Ai quarto.
Un risultato storico, che racconta meglio di qualsiasi parola il lavoro che stiamo facendo tutti insieme.
Mi hanno anche detto che questa è stata la 300ª vittoria di un pilota italiano nella classe regina. Un bel numero, no?
Per quanto riguarda il Mondiale, sappiamo tutti com’è la situazione. Mancano cinque gare e recuperare non sarà facile. Anzi, in questo momento è più perso che vinto.
Ma questo non cambia il mio modo di affrontare le corse.
A me piace andare in moto. Mi piace guidare, lavorare con la mia squadra, cercare di migliorare e anche soffrire quando le cose non vanno come vorrei.
Perché le giornate difficili sono tante. E proprio per questo bisogna godersi quelle belle.
Come questa.
Grazie a tutta Aprilia, ai miei ragazzi, alla mia famiglia, ai miei amici e a tutte le persone che continuano a sostenermi.
Non abbiamo nessuna intenzione di fermarci qui.
Ci vediamo alla prossima.