Misano è casa mia. Ci arrivo sempre con una carica diversa — la gente, l’atmosfera, il calore del pubblico. Questa volta ancor di più, perché venivo da un weekend ad Aragon che aveva dato tante risposte positive, il fisico stava migliorando, e la moto girava forte.
Venerdì buon feeling, Q2 centrata. Sabato pole position — di nuovo — e nella Sprint Marc mi ha preso alla prima curva e non sono riuscito a rispondergli. Secondo posto. Ero soddisfatto, avevo dato tutto quello che avevo, e mi sono detto: domani ci riprovo.
Domenica.
Partenza buona. Ero in testa, il ritmo c’era, il mio obiettivo era arrivare al T3 davanti e fino a quel momento stava andando tutto liscio. Poi tra la 12 e la 13, al primo giro, ho preso una piccola sbacchettata prima della frenata. Non sono riuscito a chiudere perfettamente la linea, e quando ho provato a portare dentro la moto mi si è chiuso l’anteriore. Per terra.
Non cerco giustificazioni. Quando spingi, gli errori possono succedere. Ovviamente sarebbe meglio non commetterli, ma ormai è andata così e non posso tornare indietro nel tempo.
Mi dispiace — non solo perché eravamo a Misano, mi sarebbe dispiaciuto anche altrove. Mi sarebbe piaciuto continuare questo filotto di gare buone post-infortunio, e invece no.
Però guardo anche quello che c’è di positivo: la velocità c’era, la qualifica è stata buona, la Sprint è stata buona. Questo conta. E se fosse stato facile lo facevano tutti — se non volevo questi tipi di pressione, andavo a lavorare in officina da mio babbo. Invece sto provando a fare il pilota, e ci sta lottare con queste cose.
Niente è perduto. La classifica fa male, ma non è finita.
Fortunatamente l’Austria è dietro l’angolo. Si torna presto in sella, e questo sicuramente ci darà una mano.