Di cadute brutte ne ho fatte tante, probabilmente quella di domenica è stata una delle peggiori. Fortunatamente non ho riportato fratture, ma la botta è stata davvero violenta
Stavo attaccando Marc per la quarta posizione e sono entrato un po’ più forte di quanto la moto potesse reggere. Ho perso l’anteriore a quasi 200 all’ora. Da lì in poi non ho più controllato niente — solo ghiaia, ghiaia, ghiaia, e alla fine il muretto.
Sono rimasto fermo qualche secondo a riprendere fiato, seduto in mezzo ai commissari. Mi hanno aiutato a tirarmi su, sono riuscito a camminare verso l’ambulanza con le mie gambe — ed è già una sensazione di cui essere grato, dopo un volo così.
Al centro medico gli esami iniziali sono andati bene — niente di neurologico, braccia e gambe rispondevano. Però avevo un dolore forte al collo, e giustamente lo staff medico non ha voluto correre rischi: mi hanno trasferito all’ospedale di Groningen per accertamenti più approfonditi. TAC, lastre, tutto il protocollo. Ho passato il pomeriggio lì, ad aspettare i risultati con la stessa apprensione che immaginavo avevesse chi mi stava seguendo da casa.
Per fortuna nessuna frattura, nessuna lesione. Dimesso in serata.
La motivazione per far bene nel week end ad Assen era tanta. E in parte lo era stato — miglior tempo nelle libere del venerdì, prima fila in qualifica, una moto che girava bene sia sul giro secco che sul passo gara. Avevo le sensazioni giuste. Poi, come succede nelle gare, basta davvero poco per stravolgere tutto.
Perdo la testa della classifica, ma onestamente in questo momento la classifica è l’ultimo dei miei pensieri. Quello che conta è che sto bene, che potrò tornare in moto, e che l’Aprilia ha comunque chiuso con una tripletta sul podio. Una bella soddisfazione per tutta la squadra, anche in una domenica complicata per me.
Adesso testa al recupero, e poi si torna a lavorare. Un weekend duro chiude un mese durissimo. Ma si va avanti — sempre.