Dopo la pausa lunga ci aspettavamo di capire se potevamo esser competitivi anche a Jerez, pista dove le Aprilia avevano sempre sofferto un po’.
Venerdì è andato meglio delle aspettative — terzo nelle pre-qualifiche, Q2 centrata direttamente. Con la soft sono tornati fuori alcuni problemi che avevamo in passato, ma avevamo ancora del margine su cui lavorare. Ci stava.
Il sabato è stata una giornata storta, e non per colpa nostra.
Qualifiche in bagnato, quarto in griglia. Poi la Sprint: al via un tear-off lasciatomi si è incastrato sotto la moto. Ho rilasciato la frizione e la gomma ha pattinato sopra la pellicola — ho perso non so quante posizioni in un secondo. Stavo rimontando, mi stavo riprendendo, poi è arrivata la pioggia. Rientro ai box un giro in ritardo, torno in pista con le rain, e cado.
Non c’è molto da dire su certe situazioni. Capita. Ci puoi fare poco.
Domenica però è un’altra giornata.
Non stavo benissimo fisicamente, devo ammetterlo. Un problema che mi ha accompagnato per tutto il weekend e che ho cercato di gestire senza che pesasse troppo. Ma alla partenza qualcosa è scattato — grande via, ho recuperato due posizioni alle prime curve, e mi sono ritrovato ad inseguire i Alex e Marc Marquez.
I primi giri ho cercato di restare attaccato a loro, sapevo che erano veloci. Al giro 2 Marc ha fatto un errore alla curva 11 e sono salito secondo. Davanti c’era Alex, e in quei settori veloci e fluidi — il terzo, il quarto — ne aveva di più. Ho fatto un errore in curva 1 a metà gara, mi ha dato uno strattone, e lì ho capito che la vittoria non era alla mia portata.
Ho gestito il resto della gara tenendo Diggia dietro. Secondo posto.
Va bene così — Alex oggi era semplicemente più forte. Ho dato tutto quello che avevo, su un weekend dove abbiamo faticato più del solito.
Sono contento di come è andata. E domani c’è un test importante. Si lavora.