Arrivavo al Sachsenring ancora con qualche acciacco da Assen. Non ero al 100%, e lo sapevo. L’idea era semplice: step by step, valutare come stavo sessione dopo sessione, non forzare quello che non si poteva forzare.
Venerdì è andato meglio di quanto mi aspettassi. Settimo nelle pre-qualifiche, Q2 centrata — non era affatto scontato, considerando da dove arrivavo. Il passo gara sembrava buono, c’era qualcosa su cui costruire. Mi sono detto: ok, ci siamo.
Sabato nel Q2, secondo run, curva 7. Ho perso il posteriore a 140 all’ora. Highside, volo, ghiaia. Sono tornato ai box sul sellino di uno scooter e già sapevo che non andava.
Al centro medico la radiografia ha detto quello che temevo: frattura completa e scomposta della clavicola sinistra. Intervento necessario.
Sono rientrato in Italia il pomeriggio stesso e domenica mattina il dottor Giuseppe Porcellini e il suo staff mi hanno operato. Intervento riuscito, già a casa. Grazie a lui e a tutta la sua equipe — non è la prima volta che mi sistemano una frattura, due anni fa stessa storia, l’altra clavicola (ho fatto il bis, giusto per una questione di simmetria). Sono davvero dei gran professionisti, e averli al mio fianco in questi momenti vale tanto.
Tre settimane di pausa prima di Silverstone. Non è il modo in cui avrei voluto arrivarci, ma è quello che c’è. Adesso testa bassa, recupero, fisioterapia, e tutto quello che serve per tornare in moto nel miglior modo possibile.
Un mese e mezzo difficile — Ungheria, Brno, Assen, Germania. Quattro weekend da dimenticare, ciascuno per ragioni diverse. Fa male, non lo nego.
Ma una cosa la so con certezza.
È un momento duro. Ma noi siamo più duri.
Niente mi farà mollare.
A presto.
Di cadute brutte ne ho fatte tante, probabilmente quella di domenica è stata una delle peggiori. Fortunatamente non ho riportato fratture, ma la botta è stata davvero violenta
Stavo attaccando Marc per la quarta posizione e sono entrato un po’ più forte di quanto la moto potesse reggere. Ho perso l’anteriore a quasi 200 all’ora. Da lì in poi non ho più controllato niente — solo ghiaia, ghiaia, ghiaia, e alla fine il muretto.
Sono rimasto fermo qualche secondo a riprendere fiato, seduto in mezzo ai commissari. Mi hanno aiutato a tirarmi su, sono riuscito a camminare verso l’ambulanza con le mie gambe — ed è già una sensazione di cui essere grato, dopo un volo così.
Al centro medico gli esami iniziali sono andati bene — niente di neurologico, braccia e gambe rispondevano. Però avevo un dolore forte al collo, e giustamente lo staff medico non ha voluto correre rischi: mi hanno trasferito all’ospedale di Groningen per accertamenti più approfonditi. TAC, lastre, tutto il protocollo. Ho passato il pomeriggio lì, ad aspettare i risultati con la stessa apprensione che immaginavo avevesse chi mi stava seguendo da casa.
Per fortuna nessuna frattura, nessuna lesione. Dimesso in serata.
La motivazione per far bene nel week end ad Assen era tanta. E in parte lo era stato — miglior tempo nelle libere del venerdì, prima fila in qualifica, una moto che girava bene sia sul giro secco che sul passo gara. Avevo le sensazioni giuste. Poi, come succede nelle gare, basta davvero poco per stravolgere tutto.
Perdo la testa della classifica, ma onestamente in questo momento la classifica è l’ultimo dei miei pensieri. Quello che conta è che sto bene, che potrò tornare in moto, e che l’Aprilia ha comunque chiuso con una tripletta sul podio. Una bella soddisfazione per tutta la squadra, anche in una domenica complicata per me.
Adesso testa al recupero, e poi si torna a lavorare. Un weekend duro chiude un mese durissimo. Ma si va avanti — sempre.
Arrivavo a Brno con l’obiettivo di rifarmi dalla caduta dell’ultima gara. Venerdì era andato discretamente — buon feeling, davanti nel gruppo. Poi sabato è arrivata la Sprint, e con essa il momento peggiore della mia carriera.
A due giri dalla fine sono caduto alla curva 3. Uno dei marshal intervenuti per recuperare la moto ha toccato involontariamente il gas, facendo girare il motore a terra. In quel momento ho perso il controllo e ho avuto una reazione che non avrei mai dovuto avere.
Non c’è gara, frustrazione o adrenalina che possa giustificare quello che ho fatto. Lo so. E lo hanno stabilito anche i commissari, che mi hanno squalificato dalla gara della domenica. Aprilia ha presentato ricorso, ma è stato respinto, e abbiamo accettato la decisione senza ulteriori appelli.
La domenica mattina, prima del warm-up, sono andato di persona al posto del marshall coinvolto. Si chiama Ladislav. Lui ha capito lo stress del momento, e gliene sono grato. Ma questo non cambia quello che è successo.
Voglio porgere le mie scuse a tutta la comunità della MotoGP per il gesto che ho compiuto nei confronti del marshall a bordo pista. Mi dispiace anche perché so quanti impegni e sacrifici i marshall fanno per garantire la nostra sicurezza. Questi comportamenti non devono accadere e non hanno giustificazioni. Mi scuso con tutti, Aprilia Racing e i miei tifosi.
Adesso si lavora, si riflette, e si va avanti. Assen è la prossima tappa.
Arrivavo qui con ancora il Mugello negli occhi.
Confesso che nei giorni dopo ho riguardato la gara una decina di volte — molte cose non le ricordavo granchè per l’adrenalina, quindi ho dovuto rivedere tutto dall’inizio. Bello farlo, ma poi si chiude e si riparte.
Balaton è l’esatto opposto del Mugello. Stop and go, lenta, guidata — il Mugello sembra un’autostrada in confronto. Una pista che mi piace, è particolare, ma richiede un approccio completamente diverso fin dalle prime prove libere.
Venerdì l’obiettivo era passare in Q2 e ci siamo riusciti. Sesto. Pedro ha fatto una differenza abbastanza importante — era su un altro pianeta. La pista era stata riasfaltata alla curva 1, le buche tolte, ma come grip era peggio di prima. Con la soft soffrivamo, soprattutto davanti, c’era ancora da trovare il giusto assetto.
Sabato nella Sprint sono partito sesto e nei primi giri mi sembrava di essere sul ghiaccio. Non riuscivo a trovare la traiettoria, niente scorreva bene. A metà gara ho preso un contatto con Aldeguer alla curva 11 — mi si è danneggiato il posteriore della moto, in staccata era strana. Ma con un po’ di calma e qualche rischio sono riuscito a portarla a casa. Terzo posto. Marquez era inavvicinabile, Acosta secondo. Punti importanti per il campionato.
Domenica non è andata. Nonstante una buona partenza sono stato coinvolto in una carambola alla prima curva.
Per fortuna non ci siamo fatti male seriamente, solo qualche botta.
Ci rifaremo a Brno.
Avrò avuto sei anni quando venivo con i miei al Mugello a vedere le gare. Nel pratone, a fare il tifo per Vale, in un’atmosfera che mi faceva sognare ad occhi aperti. Ho iniziato a correrci nei campionati italiani, poi negli anni nel mondiale. Già il primo anno in MotoGP era stata un’emozione incredibile. Ma il sogno — quello che si era acceso a sei anni — era vincere qui. In MotoGP.
Domenica, quando ho tagliato il traguardo con Kimi (Antonelli) che sventolava la bandiera a scacchi e il pubblico esploso in un boato unico, non sapevo ancora se stavo sognando o stava accadendo davvero. Forse anche oggi non ho ancora realizzato bene quello che è successo.
È successo anche che ho indossato un casco speciale, dedicato ad Alex Zanardi. Non ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona — l’ho sempre ammirato da lontano, come credo la maggior parte di noi. La sua storia è sempre stata assurda, incredibile. Un uomo che ha perso le gambe e ha trovato il modo di diventare ancora più grande di prima — nello sport e nella vita.
È successo che le mie sorelle mi hanno fatto da ombrelline, come quando ero sulle minimoto.
È successo che mi sono tuffato sulla folla e ho sentito tutto il loro affetto.
Quando mi hanno intervistato nel parco chiuso sono uscito dagli schemi. “Posso parlare in italiano?” — perché non riuscivo più a contenere la voglia di ringraziare il pubblico per l’esplosione di gioia che mi aveva regalato.
Ha ragione Pecco quando nel retrobox mi ha chiesto se mi rendessi conto di cosa cavolo avevo combinato.
Ho vinto al Mugello. E questa è una cosa che resterà per sempre.
Ci sono weekend in cui i risultati contano meno del solito.
Questo è uno di quelli.
Barcellona non è andata bene sul piano della prestazione. Venerdì mi sentivo bene, settimo nelle pre-qualifiche, Q2 centrata. Poi sabato qualcosa si è rotto nel feeling con la moto. Caduta in qualifica, nono nella Sprint — non riuscivo a frenare forte, non riuscivo ad accelerare, non riuscivo a fare praticamente niente di veloce. Un weekend di sofferenza, senza spiegazioni facili.
Ma quello che è successo in gara ha messo tutto il resto in secondo piano.
Al giro 12 la KTM di Acosta ha perso potenza sul rettilineo. Alex Marquez non ha avuto nemmeno il tempo di reagire. L’impatto è stato violento, una di quelle cadute che ti ghiacciano il sangue. Bandiera rossa. Alex è stato portato in ospedale, cosciente. Diggia è rimasto in pista con la mano sinistra ferita da un detrito, e ha corso comunque fino alla fine — e ha vinto. Chapeau.
Alla seconda ripartenza, curva 1, Zarco ha perso il davanti e ha innescato una carambola. L’ho vista da vicino. È rimasto incastrato sotto le moto. Seconda bandiera rossa. Johann portato in ospedale.
Alla terza partenza ho cercato di gestire al meglio una situazione di gomme difficile, ho avuto anche un problema con la leva del freno, ho fatto qualche lungo. Quarto posto alla fine, dopo le penalità agli altri.
La classifica dice +15 su Jorge. Sul piano dei punti è andata bene. Ma onestamente la cosa importante è che Alex e Johann stiano bene. Tutto il resto — i punti, la classifica, i sorpassi mancati — passa in secondo piano. Siamo stati graziati. È il pensiero con cui sono tornato al box, e con cui chiudo questo weekend.
Tra due settimane c’è il Mugello. Casa. Non vedo l’ora di tornarci, anche perché questo weekend mi ha lasciato l’amaro in bocca sul piano della prestazione e ho voglia di rifarmi.
Ma prima di tutto — forza Alex, forza Johann.
Le Mans sembra una pista semplice a vederla da fuori. Non lo è. I distacchi sono sempre risicatissimi, ci sono pochissimi punti dove puoi fare la differenza, e il meteo gioca sempre le sue carte. Ci arrivi con tanta voglia di fare bene — e ci sono arrivato — ma fin dal venerdì ho capito che non sarebbe stato un weekend facile.
Settimo nelle pre-qualifiche. Q2 centrato nei minuti finali, ma non mi sentivo a posto. Stavo lavorando sulla guida, sistemando dei dettagli, cercando di adattarmi. Passo dopo passo.
Sabato, sorpresa.
Non mi aspettavo di essere così competitivo nella Sprint, visti i sabati precedenti. Terzo posto — sofferto, sempre in bagarre, ma terzo. Risultato inaspettato che ci ha dato fiducia per la domenica. Poi è arrivata la pioggia nelle previsioni per domenica e non sapevamo bene cosa aspettarci.
Dopo la pioggia del mattino siam partiti in condizioni da asciutto.
Bona partenza, mi sono preso la testa. E lì è iniziata la gara più strana della mia stagione.
Non ero veloce. Sul passo non stavo girando come volevo. Però ero davanti, e ogni giro cercavo di mettere una pezza — stressando la moto più del solito, forzando sul davanti quando il dietro iniziava a calare. È quello che sai fare quando non sei al massimo: gestisci, cerchi di tenere, non molli.
Ho visto Jorge passare Acosta. Ho capito che stava arrivando. Ho dato l’ultimo tirone, ma non bastava — il grip stava finendo, prima il dietro, poi anche il davanti. A tre giri dalla fine mi ha passato.
Fa male. Non lo nego. Essere lì davanti per tanti giri e venire sorpassati così vicini alla fine lascia sempre qualcosa dentro. Però onestamente — non so neanche come ho fatto a stare davanti tutto quel tempo con quel passo. Alla fine è stato il massimo che potevo fare questo weekend, e devo essere contento così.
Secondo posto. Primo in classifica, con un punto su Jorge.
Tripletta Aprilia sul podio — la prima nella storia della casa. Terzo Ogura, alla prima volta sul podio in MotoGP. Un momento bello, da condividere.
Il mondiale è davvero serrato, e si fa sul serio. Barcellona è fra pochi giorni.
Ci troviamo lì.
Dopo la pausa lunga ci aspettavamo di capire se potevamo esser competitivi anche a Jerez, pista dove le Aprilia avevano sempre sofferto un po’.
Venerdì è andato meglio delle aspettative — terzo nelle pre-qualifiche, Q2 centrata direttamente. Con la soft sono tornati fuori alcuni problemi che avevamo in passato, ma avevamo ancora del margine su cui lavorare. Ci stava.
Il sabato è stata una giornata storta, e non per colpa nostra.
Qualifiche in bagnato, quarto in griglia. Poi la Sprint: al via un tear-off lasciatomi si è incastrato sotto la moto. Ho rilasciato la frizione e la gomma ha pattinato sopra la pellicola — ho perso non so quante posizioni in un secondo. Stavo rimontando, mi stavo riprendendo, poi è arrivata la pioggia. Rientro ai box un giro in ritardo, torno in pista con le rain, e cado.
Non c’è molto da dire su certe situazioni. Capita. Ci puoi fare poco.
Domenica però è un’altra giornata.
Non stavo benissimo fisicamente, devo ammetterlo. Un problema che mi ha accompagnato per tutto il weekend e che ho cercato di gestire senza che pesasse troppo. Ma alla partenza qualcosa è scattato — grande via, ho recuperato due posizioni alle prime curve, e mi sono ritrovato ad inseguire i Alex e Marc Marquez.
I primi giri ho cercato di restare attaccato a loro, sapevo che erano veloci. Al giro 2 Marc ha fatto un errore alla curva 11 e sono salito secondo. Davanti c’era Alex, e in quei settori veloci e fluidi — il terzo, il quarto — ne aveva di più. Ho fatto un errore in curva 1 a metà gara, mi ha dato uno strattone, e lì ho capito che la vittoria non era alla mia portata.
Ho gestito il resto della gara tenendo Diggia dietro. Secondo posto.
Va bene così — Alex oggi era semplicemente più forte. Ho dato tutto quello che avevo, su un weekend dove abbiamo faticato più del solito.
Sono contento di come è andata. E domani c’è un test importante. Si lavora.
Austin mi è sempre piaciuta.
Pista tosta, tecnica, piena di buche e cambi di direzione che non ti danno mai un attimo di respiro. Non è una pista dove puoi nasconderti — o ci sei o non ci sei. E per anni non riuscivo a chiudere come volevo.
Venerdì è andato discretamente — quarto nelle pre-qualifiche, passo buono, ma con la soft la moto era ancora nervosa e nel time attack faticavo a tenerla. Niente di drammatico, ma c’era ancora qualcosa da trovare.
Sabato è partita bene e finita male. P2 nelle qualifiche poi la Sprint. Partito non bene ma ero riuscito a recuperare posizioni con bei sorpassi. Ero secondo, mi son fatto prendere e son caduto. Errore mio.
Ero abbastanza a terra dopo. Non fisicamente — per fortuna. Perché quando fai un errore così, in una gara che stavi controllando, ti rode. La squadra è stata vicino a me, e questo conta tanto.
La domenica però è un’altra giornata.
Warm-up bene. Partenza dalla quarta posizione. Al primo giro ho attaccato Acosta alla curva 11, c’è stato un contatto in uscita — il vento stava spingendo forte, l’ho visto andare largo, ho provato a passare e ci siamo toccati. Ho rotto qualcosa nella parte posteriore della moto, non lo sapevo, ma andava ancora. Per fortuna.
Da quel momento in poi: testa bassa e spingere.
Ogni giro, lo stesso ritmo. Gestire quando serviva gestire, attaccare quando serviva attaccare. Jorge si è avvicinato nel finale, l’ho sentito, ma avevo ancora qualcosa e ho allungato un po’.
Bandiera a scacchi. Primo. Con Martin secondo altra doppietta Aprilia.
Quando mi hanno detto del record — 121 giri consecutivi in testa, più di Lorenzo — non sapevo neanche come rispondere. Non ci pensavo. Non ci penso mai a queste cose quando sono in gara. Penso alla curva dopo.
Sognavo da tanto di fare una bella gara qui ad Austin. Ci è voluto un po’, ma alla fine è arrivata.
Adesso una lunga pausa — il Qatar è rinviato. Si ricomincia a Jerez.
Tempo di ricaricare.
Venerdì ero ventesimo.
Se ci penso fa ora fa abbastanza strano. Ventesimo. Sotto la pioggia, senza feeling, con una moto che non riuscivo a capire e un circuito che non avevo mai visto.
Non è facile gestire questi momenti, l’unica cosa che sappiamo fare è lavorare.
Con il team siamo stati fino a notte fonda a rivedere i dati e a cercare di trovar la quadra.
E già dalle FP2 del sabato qualcosa è cambiato. Il lavoro fatto si vedeva, anche da parte mia ho capito meglio come interpretare la posta.
Siamo usciti dalla Q1, abbiamo trovato il ritmo, e alla fine eravamo in prima fila. Secondo in griglia. Da ventesimo a secondo. In un giorno.
La Sprint è andata così così — Jorge mi ha superato a metà gara e non sono riuscito a rispondergli. Quarto. Ci stava, e lo sapevo. A livello di passo gara mancava ancora qualcosa, ma sentivo che stavamo andando nella direzione giusta.
Domenica mattina mi sono svegliato con una sensazione diversa. Il warm-up è mi ha dato buone sensazioni e il messaggio di Vale mi ha caricato.. Sapevo che potevo provarci davvero
Gara con 8 giri in meno, non so se meglio o peggio ma di sicuro la strategia è cambiata. Spingere forte da subito
Parto bene, prima curva in testa, devo scappar via. Ogni giro l’ho sentito. Ho spinto quando dovevo spingere, ho gestito quando dovevo gestire.
Quando ho visto la bandiera a scacchi ho pensato a tante cose. Alla mia squadra, che ha trasformato un venerdì da dimenticare in una vittoria. A questo circuito strano e meraviglioso, alla folla brasiliana che è una cosa unica. A Jorge, che ha chiuso secondo: un uno-due Aprilia, il primo nella storia della casa in MotoGP. Questo è grande.
E ho pensato a Roberto Lunadei. Roberto era uno di quelli che ti sei trovato accanto nella vita del paddock e non pensi mai che possa mancare. La settimana scorsa ci ha lasciati. Questa vittoria è sua e della sua famiglia. C’era lui con me oggi, ne sono sicuro.
La settimana prossima ad Austin. Un’altra pista, un’altra storia.
Non vedo l’ora.
Il primo weekend del mondiale al MotoGP non è mai semplice: tanto lavoro in inverno, tante aspettative… e la pista che ti mette subito alla prova.
Il Chang International Circuit non regala niente a nessuno. Se nei test le condizioni erano perfette, nel week end di gara è tutto molto più complicato.
Fin dalle FP1 avevamo fatto vedere che il potenziale c’era. Accesso diretto in Q2 da primo, pole position, ritmo buono, feeling positivo.
Poi nella Sprint un piccolo errore che mi è costato caro: qando sei sempre al limite, c’è una linea molto sottile tra essere un fenomeno o un coglione.
Ero amareggiato, inutile nasconderlo. Però dentro di me sapevo una cosa: quell’errore mi sarebbe servito. Nel warm up la domenica mattina arrivavo sempre al limite in quel punto e rischiavo troppo. Mi son detto “Marco, aspetta, respira un attimo, altrimenti facciam danni anche oggi”.
In gara arrivo bello carico e molto concentrato. Partenza molto buona,
Subito davanti. La mia Alba Rosa era fantastica: trazione, stabilità, risposta sempre pulita. Una moto che ti dà fiducia giro dopo giro.
Mi sono imposto una regola semplice: spingere quando serve, gestire quando conta. Nessuna fretta inutile. Nessuna sbavatura.
E da quel momento è stata una gara costruita metro dopo metro. In testa dal primo giro, ritmo costante, concentrazione massima.
Dopo la delusione del sabato, era la risposta che volevo dare a me stesso prima ancora che agli altri.
Il campionato è lunghissimo. Ma partire così ti dà energia.
E soprattutto ti ricorda che la differenza, a volte, sta tutta in un respiro in più.
Arriviamo a Valencia supercarichi, con una gran voglia di chiudere bene la stagione e con… una scommessa aperta che volevo vincere.
Si parte subito forte, sia nelle FP che in qualifica, dove riesco a conquistare la POLE. Che gusto!
Nella Sprint parto bene, ma nelle prime curve qualcosa non va nelle ripartenze e sono costretto a cedere due posizioni.
Provo a riprendere Alex (Marquez) e Pedro (Acosta), ma sono davvero al limite, e ogni tanto quel problema in uscita di curva si ripresenta.
Un buon podio, ma bisogna tornare a lavorare per sistemare la moto in vista della gara lunga.
E domenica, la mia AlbaRosa non mi tradisce…
In testa dal primo all’ultimo giro.
E dopo la bandiera a scacchi so che ho vinto la mia scommessa: potrò portarmi AlbaRosa a casa con me.
Ma prima… mi sembra giusto chiederle la mano. Le buone maniere, prima di tutto!
Lei dice sì, e inizia la festa.
Ai box è un gran casino — poi una sistemata veloce ed è il momento della serata di gala di fine campionato.
Mi presento sul red carpet con la mia famiglia al completo: una bellissima emozione, e una grande soddisfazione.
Adesso ci sono i test, poi finalmente si penserà ai festeggiamenti a casa… e alle vacanze.
Almeno per un po’, si stacca.
Ma non troppo, perché la nuova stagione… inizia davvero presto.
Che weekend a Portimão! Pole, podio nella Sprint e vittoria in gara… Onestamente non poteva andare meglio.
Un weekend partito con tanto lavoro da fare, perché per arrivare alla messa a punto della domenica ci siamo dovuti davvero far un bel mazzo.
Sabato sera, dopo la Sprint, abbiamo capito su cosa intervenire: nulla di drastico, solo quelle piccole modifiche che poi cambiano il feeling nei punti dove serve.
Domenica, nel warm‑up, capiamo che la strada è quella giusta.
Se il sabato, nella Sprint, non ero riuscito a battagliare come volevo con Alex (Marquez) e Pedro (Acosta), sapevo che nella gara lunga me la potevo giocare.
Parto bene: finalmente, sia nella Sprint che in gara, riesco a conservare la pole, e questo rende tutto più facile.
Il ritmo è altissimo, cerco di allungare. Devo gestire bene le gomme, ma non ci penso: tiro al massimo e cerco il più possibile di guidare morbido.
Riesco ad allungare su Alex, ma tengo sempre un ritmo alto.
Ultime curve, esplode la festa, mi ritrovo nel parco chiuso a volare sopra i meccanici e lo staff Aprilia… una gioia davvero incredibile.
La festa continua: fra poco dovremmo rimettere la testa sull’ultima gara a Valencia e continuare a fare come stiamo facendo.
Lavorando sempre a testa bassa e buttando del gran gas…
Un weekend difficile a Sepang.
Fin dalle FP facevo una gran fatica, perché non riuscivo a trovare la giusta aderenza.
Il mancato accesso alla Q2 ha complicato tutto ancora di più.
In qualifica non riesco a fare meglio della P14, e so già che saranno due gare in salita.
Nella Sprint riesco comunque a rimontare bene, e alla fine chiudo con una P6 che, per come si erano messe le cose, va più che bene.
Per la gara della domenica decidiamo di partire con la media all’anteriore, pensando che — con il caldo e la distanza — potesse aiutare a risolvere alcuni dei problemi che ci hanno rallentato.
Ma faccio ancora più fatica.
Non riesco a sorpassare, né a guidare come vorrei.
Una gara difficile, dove ho dato tutto ma non sono riuscito a esprimermi come volevo.
Ma domenica, onestamente, la gara passava in secondo piano.
Quando vedi due piloti trasportati via in elicottero e non sai come stanno, è davvero dura ritrovare la concentrazione per rimetterti in testa il casco.
Questo è il nostro lavoro: a volte è puro piacere, altre è davvero tosto.
E quindi, a gara finita, posso solo pensare a ciò che conta davvero adesso:
che José (Rueda) e Noah (Dettwiler) possano tornare presto tra noi.
Un gran weekend a Phillip Island.
Partiamo subito col piede giusto nelle FP, e sfioriamo la pole in qualifica.
Nella Sprint parto abbastanza bene, e nelle prime curve riesco a passare un paio di piloti, trovandomi all’inseguimento di Fernandez.
Faccio davvero fatica a stargli dietro: va fortissimo.
Al primo tentativo di sorpasso vado lungo, ma mi rifaccio sotto dopo qualche giro e riesco a passarlo.
P1, quarto podio di fila nelle Sprint.
Le sensazioni sono buone, e so che domenica posso fare una bella gara, nonostante i due long lap da scontare come penalità.
Durante le FP ho provato i long lap: non sono facili, sono stretti, e so che si perdono oltre due secondi a giro.
La strategia per la gara è chiara: partire forte e spingere il più possibile nei primi giri, per costruire un po’ di margine ed evitare di rientrare nel gruppone.
Parto bene. Molto bene.
Riesco a fare il primo long lap restando nel gruppo di testa.
Il secondo mi lascia un po’ più indietro, ma ho tempo e ritmo per recuperare.
Arrivo fino alla P4, che pensavo fosse il massimo raggiungibile.
Poi vedo Alex Marquez davanti a me, a meno di due secondi — ma in difficoltà.
Spingo con tutto quello che ho, lo riprendo, lo passo…
Un podio che mi dà un gusto incredibile.
La carica per la Malesia è quella giusta.
Spero di continuare a guidare così, perché… mi sto divertendo davvero un casino.
È difficile raccontare il weekend in Indonesia dopo il brutto incidente di domenica.
Perché, fino a quel momento, era andato tutto davvero alla grande.
Avevo un ritmo incredibile, che mi ha portato alla pole position e alla vittoria nella Sprint del sabato.
Nonostante una brutta partenza, che mi aveva retrocesso in P8, ho rimontato e superato Fermín (Aldeguer) all’ultimo giro, nella Sprint più bella della stagione.
Domenica ero carico, avevo il passo per vincere la gara.
Parto male, mi trovo subito imbottigliato.
Arriviamo al secondo settore, quello dove riesco ad andare forte…
Forse troppo forte, perché mi trovo davanti la ruota di Marc (Marquez) e lo prendo in pieno.
Usciamo entrambi di pista: lui cade subito, io poco dopo.
È una brutta caduta.
Vado subito a vedere come sta, e capisco che qualcosa si è rotto.
Mi scuso con lui: è stato un mio errore.
Sono cose che possono succedere in gara, purtroppo questa volta è successo a me.
Sicuramente un brutto colpo, non solo per il morale, ma anche fisicamente — una botta che si aggiunge a quelle prese nella Sprint del Giappone.
Ora ci sono due settimane per recuperare prima di Phillip Island.
La lotta per il terzo posto nel mondiale è ancora apertissima, e so che, togliendomi di dosso questi acciacchi, posso essere davvero competitivo.
E di sicuro, la carica per tornare davanti, lasciandomi alle spalle questo episodio come esperienza per crescere, non manca.
Alla prossima.
✌️ Bez
Con il weekend in Giappone inizia la trasferta asiatica, dove arriviamo molto carichi dopo la gara di Misano e sapendo che possiamo davvero giocarci tutto fino alla fine.
Fisicamente e moralmente sto proprio bene, e i giorni che precedono le prime sgasate passano in fretta tra i vari impegni pre-gara.
Le FP iniziano col botto — nel senso letterale: cado due volte e faccio bei danni alla moto.
Nelle pre-qualifiche però recupero e giro forte: accesso diretto alla Q2 con il miglior tempo.
Il sabato inizia con qualche difficoltà… e finisce peggio.
Nelle Q2 non riesco a girare forte come vorrei, e alla fine parto dalla P9.
A Motegi non è facile rimontare, specialmente nella Sprint, ma so che posso provarci.
Solo che la prova dura 10 secondi.
Dopo la partenza, alla prima curva, mi ritrovo catapultato per aria.
Non riesco nemmeno a capire cosa sia successo. Nel ghiaione vedo Martín a terra…
Si tocca la spalla, alla fine si scoprirà che ha una frattura.
Io sono intero — nel senso che non mi sono rotto nulla — e torno ai box, ma ho preso un paio di belle botte…
Che a caldo non si sentono, ma a freddo… sì eccome.
Domenica mattina mi sveglio bello acciaccato.
Poi sale l’adrenalina della gara, e il dolore si affievolisce.
Parto bene, tengo la posizione e inizio a rimontare.
Dopo qualche giro sono già in P5.
Sono dietro a Morbidelli e Mir, cerco di passarli.
Riesco a portarmi in P4, ma Mir ha preso un bel margine.
Do tutto quello che ho — forse anche di più — tanto lo so bene che il risparmio non fa parte di me…
Alla fine porto a casa un buon piazzamento.
Per come erano le aspettative pre-gara, non è il risultato che cercavamo,
ma per come sono andate le cose… va bene.
E riguardando la dinamica dell’incidente di sabato, va anche bene così: una botta per me, una frattura per Martín… ma poteva andare peggio.
Adesso: MANDALIKA, a tutta!
Sono passate poche ore dalla gara di Misano e ancora a fatica sto smaltendo l’adrenalina. Un week end incredibile, dove volevo rifarmi dopo le cadute a Barcellona e soprattutto dare tutto quanto nella gara di casa. Davanti ai miei tifosi. Che mi hanno incitato con un cuore pazzesco fin dalle qualifiche. Il week end parte bene, Q2 centrata e in qualifica riesco a far un gran giro. POLE! Per la sprint sono carico, parto bene, tengo la testa. Marc (Marquez) mi è dietro, prova a passarmi, resisto, mi passa in contropiede. Continuo a girar forte, non lo mollo. Anche lui è davvero al massimo e dopo poco si stende. Resto davanti, concentrato, questa SPRINT la voglio mia. Arrivo, boato dei tifosi, inizia la festa. Sipario con la gamba di legno che evoca il Garpez del fim tre uomini e una gamba di Aldo Giovanni e Giacomo a cui è ispirato il casco. Un film che ha segnato la mia infanzia e che ho voluto omaggiare nella gara di casa.
La domenica inzia bene, nel warm up il ritmo è buono. Parto ancora bene, tengo la testa. Per quasi dieci giri tengo Marc (Marquez) dietro, poi una piccola sbavatura e ne approfitta e mi passa. So che dopo la scivolata di ieri non concederà altri errori. Gli sto dietro, do tutto. Tiriamo al massimo, siamo davvero al limite. Cerco di avvicinarmi, gli arrivo sotto ma allunga di nuovo. Finisco secondo, inizia la festa. Penso di aver guidato come non mai nella mia carriera. Forse ho trovato qua un nuovo limite e questo mi da tantissima fiducia. Si, se avessi vinto sarebbe stata la ciliegina sulla torta ma so bene che non ho davvero nulla da rimproverarmi, anzi..
Adesso test qui a Misano prima della trasferta asiatica. Il tempo di godermi ancora qualche giorno la mia terra e i miei tifosi. Anche loro sono ancora belli carichi..