Venerdì ero ventesimo.
Se ci penso fa ora fa abbastanza strano. Ventesimo. Sotto la pioggia, senza feeling, con una moto che non riuscivo a capire e un circuito che non avevo mai visto.
Non è facile gestire questi momenti, l’unica cosa che sappiamo fare è lavorare.
Con il team siamo stati fino a notte fonda a rivedere i dati e a cercare di trovar la quadra.
E già dalle FP2 del sabato qualcosa è cambiato. Il lavoro fatto si vedeva, anche da parte mia ho capito meglio come interpretare la posta.
Siamo usciti dalla Q1, abbiamo trovato il ritmo, e alla fine eravamo in prima fila. Secondo in griglia. Da ventesimo a secondo. In un giorno.
La Sprint è andata così così — Jorge mi ha superato a metà gara e non sono riuscito a rispondergli. Quarto. Ci stava, e lo sapevo. A livello di passo gara mancava ancora qualcosa, ma sentivo che stavamo andando nella direzione giusta.
Domenica mattina mi sono svegliato con una sensazione diversa. Il warm-up è mi ha dato buone sensazioni e il messaggio di Vale mi ha caricato.. Sapevo che potevo provarci davvero
Gara con 8 giri in meno, non so se meglio o peggio ma di sicuro la strategia è cambiata. Spingere forte da subito
Parto bene, prima curva in testa, devo scappar via. Ogni giro l’ho sentito. Ho spinto quando dovevo spingere, ho gestito quando dovevo gestire.
Quando ho visto la bandiera a scacchi ho pensato a tante cose. Alla mia squadra, che ha trasformato un venerdì da dimenticare in una vittoria. A questo circuito strano e meraviglioso, alla folla brasiliana che è una cosa unica. A Jorge, che ha chiuso secondo: un uno-due Aprilia, il primo nella storia della casa in MotoGP. Questo è grande.
E ho pensato a Roberto Lunadei. Roberto era uno di quelli che ti sei trovato accanto nella vita del paddock e non pensi mai che possa mancare. La settimana scorsa ci ha lasciati. Questa vittoria è sua e della sua famiglia. C’era lui con me oggi, ne sono sicuro.
La settimana prossima ad Austin. Un’altra pista, un’altra storia.
Non vedo l’ora.